Il pensiero di quello che sto sperimentando, nasce dalla voglia di andare oltre gli insegnamenti del gruppo Gutai, nei suoi aspetti pittorici, e oltre lo spazialismo sia di Burri che Fontana.
Andare oltre non per essere migliore o per rendere obsolete le loro scelte artistiche, ma andare oltre per „contaminare“ tra loro le scelte fatte, o come nel caso di Fontana, considerare lo Spazialismo in una veste diversa.
In particolare lo Spazialismo che io considero, non è solo quello di guardare oltre la tela, ma a volte considerare la tela come ultima speranza, dove far confluire lo spazio che è tra noi e la tela.
Oltre a cio’, attualizzando la ricerca, cioè rendendola piu’ vicina ai nostri giorni, mi piace evidenziare due aspetti, l’azione interiore e il mascheramento della società, l’occultamento che oggi, periodo storico della comunicazione dove quest’ultima viene invece occultata dalla cattiva o fuorviante informazione.
La conseguenza sono opere due indirizzi principali: l'azione e la domanda.
L’azione, spensierata (priva di pensiero), violenta (sui colori e sulla tela), rabbiosa e istintiva (nell'anima) pone i colori sulla tela in modo materico e con qualsivoglia mezzo, mostrano l’anima di chi crea. Dall’altra parte opere piu’ concettuali, simboliche, che evidenziano quello che la società ci riserva, la censura, l’occultamento, la volontà di limitare la libertà e le possibilità di espressione, mostrando quello che spesso non riusciamo a vedere e in altre occasioni la simbologia della „copertura“, del velo, del non palese.
L’azione è basata su una vasta gamma di colori, che hanno solo il compito di evidenziare la materia, la terza dimensione, che occupa uno spazio verso chi crea e chi osserva. Una terza dimensione che è la rappresentazione fisica del caos, del malessere interiore nell’osservare quello che non piace, ma anche quello di avvicinare ad altri le piu’ svariate sensazioni, come ad accorciare la distanza tra chi crea e chi guarda.
Le opere spaziali hanno la funzione di spingere l’osservatore a guardare la luna non il dito.
Uno stimolo ad occupare lo spazio che ci divide dalla verità, e alcune volte a lacerarlo, per portare lo sguardo „oltre la tela“ ma anche e soprattutto lacerare o capire cosa offusca, nasconde e che ci tiene lontani dalla „tela verità“.
Quindi i colori sono meno materici, meno violenti, una tavolozza piu' povera, meno importante.
Questo per ora lo sto sviluppando con opere che sono principalmente dei "ready-made" attaccati alla tela o meno, simbologia dell’oggi, ricoperti da una plastica trasparente a significare che spesso siamo noi a non volere vedere, altre volte da un velo nero che lateralmente nasconde e che frontalmente offusca, anche in questo caso a voler chiedere, „sono sempre gli altri a nasconderci la verità?“ o sono anche le nostre fobie, i nostri tabu’, i nostri conformismi, la nostra paura di vivere la libertà, a confonderci, a non farci vedere?
Non ho risposte a questo, espongo solo dei fatti che diventano domande, prima per me stesso e poi per gli altri.
Credo che questo modo di esprimersi non sia figlio di un tempo e di un altro, ma sia insito nel fluire continuo di eventi che fino ad oggi, anche se in forme diverse, sono nella storia dell’uomo e quindi della sua arte.
Solo quando tutto questo sarà azzerato da una società acefala, forse potremo dimenticare la rabbia, la confusione e forse le domande. Probabilmente in quel momento potrebbe nascere una nuova arte degna di vivere e non come succede oggi, una forzatura della spettacolarizzazione, dove ogni artista si sente in dovere di essere „one man show“.
Pagine
Benvenuti,
questo blog e queste pagine saranno la parte virtuale della Galleria che sta nascendo.
Il nome Contaminazioni Nomadi è stato scelto per i tanti significati che sono propri del mondo dell'Arte.
Le contaminazioni non sono pericolose, tutt’altro. Nell'Arte le contaminazioni sono rivoli, fiumi di idee e concetti che si intersecano, mescolandosi o semplicemente sovrapponendosi, dando luogo spesso ad una evoluzione portatrice di nuovi linguaggi artistici.
Nomadismo, è un modo diverso, piu' corretto, piu' storico di definire gli spostamenti della globalizzazione, operazione e tendenza che nell'arte è sempre stata presente, anche se solo nell'ultimo secolo evidenziata da alcuni artisti e critici.
La globalizzazione oggi ha troppe connotazioni negative, mentre il nomadismo, non solo è un omaggio all'uomo che proprio grazie al nomadismo è evoluto e ha popolato l'intero pianeta, ma anche a quanti fisicamente o solo mentalmente si sentono pronti a recepire quello che ricevono da tutto l'intorno, vicino e lontano. Non solo, è anche un omaggio alle persone e ai popoli nomadi, vittime come altre minoranze del razzismo e della violenza.
Oggi il nomadismo è facilitato, sia quello fisico (trasporti) che quello virtuale (internet) ma questo non basta nell'arte; il nomade in arte è colui che è pronto a "sentire" altri orizzonti e altri nomadi, colui che è pronto a contaminarsi e contaminare senza che però questo diventi mai un obbligo o un'ideologia.